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" Trauma ed elementi transgenerazionali "
I temi della morte, dell'incesto, del matricidio o del parricidio, dell'abbandono, dello scambio di persona, della colpa inconfessabile per un delitto  o un crimine sessuale, sono i temi ricorrenti sia nelle leggende che nei miti familiari, ma anche in altre dimensioni transgenerazionali. Sarebbe poco utile se noi ci mettessimo ad elencarli dato che l'aspetto importante non è la natura del trauma  in sé e per sé, ma piuttosto l'incapacità del soggetto o del gruppo che lo circonda di elaborarlo, potendosi così generare dall'angoscia che lo sottende due strade, una verso la compulsione ripetitiva che rende inutile il passare del tempo  e l'evolversi delle generazioni e l'altra .... (continua)

" Gli Attacchi di Panico come sindrome adattiva dei tempi moderni. "

Dai dati epidemiologici che vengono diffusi sembra che il Panico si vada classificare come uno dei sintomi psichici (insieme all'ansia , le paure , le fobie lo stress ecc.) in costante aumento soprattutto nella popolazione giovanile. Possiamo affermare  che gli Attacchi di Panico seguono la moda dei nostri tempi poiché si stanno sostituendo alla sintomatologia isterica del secolo scorso, pertanto li possiamo definire come la versione moderna della vecchia isteria. Le eccessive stimolazioni a cui siamo  sottoposti ogni giorno, ci porta a non essere in grado di mettere in atto le strategie di adattamento funzionali, pertanto il sintomo di attacco di panico, così prepotentemente diffuso in questo momento, rappresenta  una modalità che l’organismo  utilizza paralizzando corpo e mente affinché la richiesta di "essere lasciato in pace" possa avere una sua forza inequivocabile. Chi viene colpito da questa forma di disagio, diventa parzialmente o totalmente incapace di muoversi  nell'ambiente, poiché viene "assalito all’improvviso" (di qui il mito di Pan)  da svariati sintomi somatici e cognitivi quali: palpitazioni (tachicardia), difficoltà di respirazione (dispnea)  o sensazione di soffocamento, annebbiamento della vista, giramenti di testa, vertigini, sudorazione improvvisa, tremore, , dolore al petto, nausea, , brividi o .... (continua)

 

" La Psicoterapia Strategica: uno sguardo alle origini ed alla sua evoluzione"

Le origini dell’approccio strategico in psicoterapia sono attribuite a Milton H. Erickson, anche se, analizzando la storia, è possibile trovare contributi sul "pensiero strategico" sin dai primi discorsi sull’arte della persuasione dei sofisti Greci, piuttosto che nell’antica pratica della filosofia Zen o nel libro dei 36 stratagemmi dell’antica Cina.
Il concetto chiave dell’opera Ericksoniana trae le sue origini dalle sue scoperte relative al fenomeno dell’ipnosi e della suggestione, che successivamente ha applicato alla psicoterapia, mettendo a punto molte strategie e tecniche di intervento per la risoluzione di diverse tipologie di problematiche psicologiche.
Erickson partì dal presupposto che ogni individuo fosse un "essere irripetibile" con esperienze personali e con modi di percepire ed elaborare la realtà del tutto propri, per cui le strategie d’intervento non potevano non essere contestualizzate ed adattate al contesto relazionale nonché alle esperienze di vita della persona.
Per spiegare questo concetto prendiamo ad esempio un altro autore, Haley (1973), il quale nel suo libro "Terapie non Comuni" mette proprio in evidenza come: "La terapia strategica non è una concezione o una teoria particolare, ma un nome per quei tipi d’intervento terapeutici nei quali lo psicoterapeuta si assume la responsabilità di influenzare direttamente le persone".
L’evento che ha caratterizzato la storia della terapia strategica in quanto paradigma epistemologico, risulta essere senza dubbio l’incontro tra le tecniche di ipnoterapia sviluppate da Milton Erickson e l’approccio familiare e sistemico-familiare di Bateson e atri (1956). Dall’incontro di queste tecniche nacquero i primi modelli strategici tra i quali annoveriamo, il "Brief Therapy" del Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto e la terapia strategica di John Haley (1963).
Secondo la teoria della comunicazione, sviluppatasi grazie al lavoro di Bateson ed evolutasi grazie a
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" Dall' Homo Ludens al Gambling Addicted : quando il gioco diventa dipendenza "
Il termine "gioco", in italiano è ambiguo. L’inglese distingue utilmente tra  play ( il gioco come insieme di regole per saper fare e per prevedere) e gambling, dove entrano i concetti di ricompensa e di caso (fortuna). La maggioranza dei giochi ha regole conoscibili e il caso pur facendo parte del gioco, può essere contrastato  o incorporato in un modo costruttivo in strategie sensate di gioco. Il gioco del calcio, il gioco del bridge, la corsa ad ostacoli, fanno parte di questo tipo di "gioco". Nel gioco come gambling notiamo un guadagno possibile noto (di solito si tratta  di denaro), per la cui acquisizione il giocatore mette un valore in palio. Ma la sua acquisizione non dipende da regole o dall’abilità, quanto piuttosto dal ..... (continua)

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