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“Curare” o “Prendersi cura?”

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“Curare” o “Prendersi cura?”
(Il ruolo della Psicologia in ambito oncologico)
Quando parliamo di oncologia subito ci torna alla mente la parola “cancro”, con tutti i significati negativi, che culturalmente sono associati a questa. Non si può non osservare come da molti anni la patologia neoplasica rappresenta un  grave problema dal punto di vista della salute sia individuale che collettiva. In questi anni, infatti, abbiamo assistito a numerosi progressi scientifici in ambito oncologico, che hanno senza alcun dubbio determinato un netto miglioramento degli approcci  terapeutici alla malattia con un considerevole aumento della sopravvivenza dei pazienti.
Nonostante tutti questi progressi il “cancro” resta comunque una delle malattie ad elevata diffusione, nonché una delle principali cause di morte in tutto il mondo. Tutto ciò non può che creare nell’immaginario collettivo  la percezione di un evento terribile, incontrollabile e mortale. Infatti quando si parla di “cancro” subito riecheggiano nella nostra mente i due concetti più correlati, ovvero quello di “malattia” e “morte  ?. Il paziente che riceve una diagnosi di neoplasia si chiede subito: “….allora morirò?”
Risulta evidente che tra le malattie a minaccia per la vita, quella neoplastica rappresenta l’evento più stressante e traumatico con il quale chi ne è colpito deve confrontarsi. È un evento molto forte dunque quello della “malattia  ?, e va a colpire quelle che sono le dimensioni principali su cui si fondano l’identità e l’unicità dell’essere umano, ovvero la dimensione fisica, quella psicologica, quella spirituale ed esistenziale e, non per ultima, quella  relazionale. Ecco perché la dicotomia Mente-Corpo perde di significato ed emerge un continuum Mente–Corpo in cui “curare” la malattia non basta, pertanto bisogna “prendersi cura” del paziente nella tua totalità.
Quando ci si trova di fronte ad una diagnosi di tumore, al di là di quelle che potrebbero essere delle necessità assistenziali e di cura “del corpo” in senso stretto, emergono dei veri e propri bisogni psicologici, come: 1) il bisogno  di rassicurazione e di vicinanza emotiva da parte dei familiari e dell’equipe curante; 2) il bisogno chiarezza delle informazioni ricevute sulla malattia; 3)il bisogno di ridefinire il proprio quotidiano a seguito della diagnosi. Sulla base di  tali bisogni, non è molto insolito che emergano emozioni come rabbia, paura ed sensi di colpa.

Questo tipo di emozioni potrebbero trasformarsi in una vera e propria sintomatologia orientata su due livelli: “ansioso” e “depressivo”. Non di secondo piano potrebbero essere le difficoltà legate ad un normale  funzionamento della persona. La disciplina chiamata Psico-oncologia, che si è sviluppata nel corso degli ultimi anni, costituisce un solido riferimento per tutte le figure professionali (oncologi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti)  che hanno una visione olistica ovvero “globale” del malato nell’ambito del trattamento della patologia neoplastica. Il chiaro intento è quello di tutelare e favorire una migliore qualità della vita del paziente, considerandolo  nella sua “totalità” e “complessità”.
 
In Italia esiste la SIPO (Società Italiana di Psico Oncologia) che è una società scientifica che si occupa dello studio e della divulgazione di risultati utili per trovare nuovi modi di affrontare la malattia oncologica in cui venga salvaguardato  quel continuum Mente-Corpo attraverso una “presa in carico globale del paziente oncologico”. Per questo motivo questa disciplina ha come obiettivo il “rispetto” della vita e della persona umana, nonché della famiglia e dei  vari nuclei di convivenza, compreso il diritto alla tutela delle relazioni e degli affetti.

Inoltre il concetto di dolore e la considerazione dello stesso hanno reso fondamentale l’obiettivo del sostegno psicologico nelle diverse fasi della malattia. Tutto questo discorso può essere riassunto in un “prendersi cura” del  paziente oncologico nella sua globalità. Non possiamo non accorgerci che comunque una diagnosi di “cancro” non investe nell’immediato soltanto il “paziente”, ma anche l’ambito familiare, lavorativo e sociale  della persona interessata dalla diagnosi, fino ad interessare anche “l’equipe curante” (burn-out). E’ una disciplina specialistica che si occupa degli aspetti psicologici legati alle malattie oncologiche e che approfondisce  in particolare: 1) L’impatto psicologico e sociale della malattia sul paziente, la sua famiglia e l’équipe curante; 2) Il ruolo dei fattori psicologici nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura dei tumori.

di Roberto Di Polito


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