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Quando parliamo di Transgenerazionale non possiamo fare a meno di parlare di un concetto che crea ancora maggiore complessità nel sistema familiare, poiché contribuisce ai processi di identificazione di ciascun membro. Questo elemento è il mito . Ovviamente non parliamo di quelli che Bion definiva “miti pubblici” , come ad esempio il mito di Edipo o dell'Eden o della torre di Babele. In questa sede si vuol far riferimento ai miti intesi come fantasie inconsce gruppali transgenerazionali che fanno parte dell'universo simbolico familiare e riguardano in genere la storia familiare, pur rimodellandosi nel corso del tempo, e senza andare a scalfire il guscio che contiene il nucleo intatto dell'origine che resta segreto nel corso delle generazioni. La costruzione di questo mito familiare transgenerazionale ed il suo mantenimento sono affidati all'intero sistema familiare ed a tutti i suoi membri, i quali, di generazione in generazione, organizzano così la continuità della cultura del gruppo familiare e perpetuano, nelle situazioni patologiche, un funzionamento traumatogeno per l'individuo irretito. L'antropologia ci insegna che il mito non può essere compreso al di fuori del ruolo che svolge nella comunità di riferimento. Esso ha praticamente il compito di mantenere la tradizione gruppale ove il passato è più importante del presente e costituire un modello dove il presente non può essere che una ripetizione. In questo senso svolge una funzione importante nei momenti di crisi e tensione ed è uno strumento difensivo del gruppo per far fronte alle angosce catastrofiche di cambiamento . I miti familiari perciò, sia che si considerino una fantasia inconscia gruppale condivisa, o (come affermano gli autori sistemici) una serie di credenze solidamente integrate e condivise da tutti i membri della famiglia, che riguardano gli individui e le loro relazioni , descrivono i ruoli e le attribuzioni tra i membri della famiglia nelle loro interazioni reciproche.
A volte questi miti richiedono grosse distorsioni della realtà, ma non sono mai negati da nessuna delle persone che vi sono implicate.
Essi differiscono perciò dall'immagine che come gruppo la famiglia offre all'esterno, ma è invece una parte dell'immagine interna di esso a cui tutti contribuiscono e si sforzano di conservare. Il mito familiare potrebbe rivelarsi anche un modo per non riconoscere qualcuno nel destino. Infatti sono importanti le tematiche proprie dei miti familiari, di armonia o di guerra, correlate con un personaggio illustre o con una storia vergognosa. Il mito è piuttosto utile in quanto parte dello strumentario a disposizione di ognuno per apprendere dalla realtà ed è questo elemento che ne determina il suo perpetuarsi. Infatti il mito non racconta solamente qualcosa, ma piuttosto parla attraverso ciò che racconta. Il materiale narrativo che forma il mito è lo strumento attraverso il quale il mito comunica. Si arriva così ad una concezione differente del mito che viene osservato per la prima volta con Lévi-
Si può affermare che ogni famiglia e ogni individuo ha psicologicamente organizzato una parte di sé attorno ad un segreto. Basti pensare allo spazio segreto e misterioso della scena primaria come elemento organizzatore della psiche individuale e la realtà concreta della sessualità dei genitori come elemento fondatore del funzionamento familiare. A questo proposito conviene ricordare come ci siano certi pazienti che al'interno di una realtà di secondo ordine si fabbricano falsi segreti proprio per compensare la mancanza di uno spazio personale interno. Tali falsi segreti diventano utili al mantenimento dei frammenti di identità del soggetto impedendogli di regredire in una catastrofe psicotica. Ma quando si parla di segreti familiari si fa piuttosto riferimento ad un aspetto sovvertito del funzionamento familiare, qualcosa che interrompe o perverte nel loro orientamento le catene associative familiari, come una sorta di oggetto feticcio della vita familiare che malgrado tutto viene trasmesso da una generazione all'altra e il cui effetto patogeno è soprattutto il fatto di rinnovare un funzionamento segreto. Bisogna perciò piuttosto soffermarsi sulla funzione che il segreto svolge nell'economia intrapsichica e interpersonale del soggetto e della famiglia.
Nelle dimensioni patologiche l'atto stesso del creare o perpetuare un segreto può tradursi in un sequestro attivo di aspetti o parti della vita emotiva individuale o familiare, che si tramanda a livello transgenerazionale. E ciò che è patologico e patogeno è il funzionamento del sequestrare (ovvero del non riconoscere ciò che è) più che l'oggetto del segreto. Non riconoscere ciò che è vuol dire sottrarre qualcosa ad uno spazio potenziale ove può instaurarsi una reciprocità elaborativa tra l'Io e l'altro e tra l'Io e se stesso. In questo modo si perpetua la ripetizione traumatica delle conseguenze del primo evento e il tempo si ferma. Questo è il significato simbolico di quello che viene definito Irretimento . Si può inoltre assistere all'instaurarsi di un doppio registro rappresentativo i cui effetti più rilevanti riguardano l'identità del soggetto, dato che uno dei due è in relazione con il segreto e con la realtà sequestrata che esso rappresenta. La continua parallela convivenza di questi due registri dentro la famiglia e dentro il soggetto crea il perpetuarsi di uno stato di scissione o doppio legame difficilmente superabile perché un'integrazione presupporrebbe la possibilità per il soggetto di integrare un aspetto alienante e sequestrato che non appartiene alla sua storia e che egli non ha mai conosciuto personalmente. I sintomi più gravi o talune manifestazioni psicosomatiche sono espressione del punto di incontro-
A volte però possiamo assistere nello scenario terapeutico alla comparsa di elementi presenti nei sogni di uno o di più membri della famiglia, che rappresentano una comunicazione diretta o indiretta attraverso cui il segreto torna a parlarci. Questa intuizione è stata presa in considerazione da Freud nella sua interpretazione ed analisi dei contenuti onirici.
Tratto da: "Il Transgenerazionale come approccio strategico in Psicoterapia"