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L'approccio Ericksoniano tra Ipnosi e Cambiamento

Articoli > L'approccio Strategico in Psicoterapia

La psicoterapia ericksoniana è caratterizza dal fatto che è un approccio pragmatico basato sulla identificazione e la modificazione di modelli cognitivo-comportamentali disadattivi. Promuovere il cambiamento di tali modelli ha la precedenza sulla  decodificazione del passato o dell’insight circa il significato o la funzione dei sintomi. Per promuovere un cambiamento che sia basato sulla persona, il terapeuta deve "entrare" nel sistema di riferimento del paziente e la comunicazione terapeutica  a più livelli va individualizzata per identificare, estrarre, sviluppare, riordinare e utilizzare le risorse del paziente stesso.

In tale contesto l’approccio ericksoniano è fondamentalmente naturalistico, in quanto parte dalla premessa che le" risorse" necessarie al cambiamento dei modelli siano insite nella storia esperienziale della persona, e fra di esse viene considerata  fondamentale la" trance ipnotica" intesa come esperienza in grado di potenziare significativamente l’identificazione, l’estrazione, la ristrutturazione e l’attivazione di tali risorse. In tale contesto la psicoterapia ericksoniana  può essere collocata accanto alle psicoterapie brevi ad orientamento cognitivo-comportamentale.

Uno dei principali vantaggi dello stato di trance è che esso può destrutturare uno schema cognitivo-comportamentale rigido e costrittivo e permettere una successiva ristrutturazione di esso che sia più consono alla realtà esperienziale del  paziente, data anche la aumentata ricettività alla comunicazione, caratteristica principale dello stato ipnotico. Le più recenti teorizzazioni sui rapporti fra conscio ed inconscio evidenziano la complementarietà di tali costrutti e, mentre la  "mente conscia" sembra in senso lato più orientata all’efficienza, la "mente inconscia" è indispensabile per quei costrutti che Bateson nella sua "Ecologia della Mente" desciveva come " creatività" e "saggezza".

E' proprio questa caratteristica che da alla Psicoterapia Ericksoniana  il vantaggio di poter operare autonomamente rispetto alla mente conscia, se pur attraverso un processo dissociativo, chiamato "dissociazione terapeutica". Questo processo dissociativo  risulta essere molto potente poiché in grado di generare profondi cambiamenti. Ci si trova davanti ad una grande innovazione rispetto ai vecchi concetti di "trance ipnotica", poiché , il contesto della "relazione ipnotica" non viene più caratterizzato  come un mero strumento attraverso il quale  vengono inoculate suggestioni in un recipiente cognitivo passivo. Ed è in questo assunto che si ritrova tutta la rivoluzione che caratterizza la psicoterapia ipnotica ericksoniana, in cui  la trance ipnotica  diventa  un "procedimento" nel quale i processi consci del paziente sono messi (momentaneamente da parte), permettendo così alla mente inconscia di generare significative esperienze di evoluzione della mappa cognitivo-comportamentale del mondo del  paziente stesso.

In tal senso Erickson può essere ritenuto un maestro della terapia strategica, in cui la tecnica ipnotica svolge un ruolo "strategico. Se si vuole usare propriamente l’approccio ipnotico, l’impostazione di tipo strategico è senza dubbio  essenziale ed Erickson ha portato questo tipo di impostazione alle sue estreme conseguenze. Egli è al tempo stesso un ipnotista e un terapeuta sperimentale che è stato in grado di trasferire concetti di ipnosi in pratiche terapeutiche in cui non  ci si aspetterebbe di trovarli. Da Erickson in poi, la parola "ipnosi" non ha più riguardato un tipo di rituale, ma ha iniziato ad essere un particolare tipo di situazione comunicativa relazionale. Milton Erickson ha studiato una varietà pressoché infinita di tecniche per indurre  una trance ipnotica.

Analizzando il suo lavoro ci rendiamo conto che "tutto è ipnosi e nulla è ipnosi". Infatti può risultare difficile identificare quali sono le situazioni ipnotiche e quali non lo sono. Egli può infatti usare una forma tradizionale  di induzione della trance, ma può, senza neppure menzionare la parola ipnosi, instaurare semplicemente una conversazione. Egli  può ipnotizzare una persona mentre parla con un’altra, oppure  può tenere una conferenza e indurre la trance  in una determinata persona dell’auditorio dando un tono particolare ad alcune parole. Spesso può anche lavorare con una persona che, solo più tardi, si accorgerà di essere stata ipnotizzata.

Partendo da queste esperienze Erickson ha definito la pratica ipnotica in rapporto ad una particolare modalità di relazione interpersonale e non alla condizione di un singolo individuo. Una volta afferrato questo concetto è possibile pensare all’ipnosi in termini più ampi e costatarne la presenza in un gran numero di situazioni, e in particolare negli intensi coinvolgimenti che si verificano nel corso di alcune psicoterapie. Da questo punto di vista l’ipnosi è dunque un fenomeno  che si verifica in un rapporto fra più persone, un modo in cui una persona comunica con un’altra. L’approccio  Ericksoniano consente di analizzare l’accadere di questo evento misterioso nell’ambito di un contesto interpersonale.

In base a questo modello, perché risulti efficace, l’ipnosi deve essere usata in maniera strategica; le somiglianze fra l’ipnosi e la psicoterapia possono essere descritte in termini di obiettivi, procedimenti e tecniche specifiche per  affrontare le resistenze. Nell’approccio ericksoniano l’obiettivo dell’ipnotista è, in primo luogo, quello di cambiare il comportamento, nonché le risposte sensoriali e lo stato di coscienza di un’altra persona. In secondo  luogo l’obiettivo è quello di renderne più ampia la gamma di esperienze, ovvero di fornire nuovi modi di pensare, di sentire, di agire. Ovviamente questi obiettivi coincidono con quelli della psicoterapia, difatti, tanto l’ipnotista  che il terapeuta, cercano di introdurre elementi di varietà nell’ambito di un rapporto interpersonale e di estendere la gamma delle capacità di un individuo.

Si può definire Erickson il sommo maestro della comunicazione individualizzata a più livelli. In psicoterapia il cambiamento può essere effettuato lavorando sui sintomi, sulla personalità, sul sistema sociale o su una qualsiasi combinazione  di questi fattori. L’approccio Ericksoniano utilizza come strumento principale  la comunicazione (indiretta) a livello psicologico. A differenza degli altri approcci, basati semplicemente sull’analisi e sulla comprensione,  quello Ericksoniano   sostiene che se i pazienti sono abbastanza intelligenti da dire cose a un livello e intenderne molte altre, perché non lo possono essere anche gli psicoterapeuti  da dire una cosa e intenderne simultaneamente molte altre con un diretto valore terapeutico?  

Perciò la terapia non è più basata sulla comprensione, bensì sull’effetto. Per influenzare a livello psicologico, la comunicazione del terapeuta può essere ottusa, indiretta, metaforica e illogica e consistere nella prescrizione  di compiti apparentemente irrilevanti. Non occorre che sia concreta, logica e pertinente, in un certo senso il metodo di Erickson era una terapia della gentilezza e delle buone maniere. Se il paziente sta parlando a più livelli, non solo è controproducente  ma anche ineducato interromperlo per informarlo che sta parlando a più livelli che devono essere analizzati e compresi.

Erickson si è sempre dichiarato contrario non solo alla teoria, ma anche all’uso rigido delle tecniche concepite come ricette di cucina. Piuttosto che discutere di tecniche più specifiche, preferiva promuovere l’idea dell’utilizzazione.  Con questo termine si intende che è meglio derivare le tecniche dal paziente piuttosto che dal terapeuta. Qualsiasi tecnica il paziente utilizzi per essere un paziente inefficace può benissimo essere usata anche dal terapeuta per aiutarlo a vivere  in modo efficiente. Per esempio, se il paziente parla "schizofrenichese" per distanziarsi, perchè  il terapeuta non può usare lo stesso metodo per promuovere un rapporto empatico? Nell’ottica dell’utilizzazione è meglio non forzare il paziente per  adattarlo ad una tecnica preselezionata, bensì  bisogna essere abili a confezionare una psicoterapia su misura per ciascun paziente.


di Roberto Di Polito

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