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I temi della morte, dell'incesto, del matricidio o del parricidio, dell'abbandono, dello scambio di persona, della colpa inconfessabile per un delitto o un crimine sessuale, sono i temi ricorrenti sia nelle leggende che nei miti familiari, ma anche in altre dimensioni transgenerazionali. Sarebbe poco utile se noi ci mettessimo ad elencarli dato che l'aspetto importante non è la natura del trauma in sé e per sé, ma piuttosto l'incapacità del soggetto o del gruppo che lo circonda di elaborarlo, potendosi così generare dall'angoscia che lo sottende due strade, una verso la compulsione ripetitiva che rende inutile il passare del tempo e l'evolversi delle generazioni e l'altra che apre la storia alla soluzione e alle riparazioni creative, motivate dall'angoscia che aveva caratterizzato l'elaborazione del trauma.
Se dovessimo porci la domanda "Perché è avvenuto questo pur essendo possibile che le cose andassero diversamente?" , dovremmo invocare una molteplicità di fattori, alcuni attinenti all'organizzazione affettiva della famiglia, altri alla costituzione individuale, altri ancora all'imprevedibilità del caso.
Nei miti, nelle leggende e nelle tragedie il crimine non è mai un evento isolato di un individuo singolo. Esso è al contrario al centro di un groviglio collettivo di multiple azioni ove ognuno svolge una parte precisa.
prendiamo per esempio la tragedia di Eschilo che narra la vendetta di Oreste contro sua madre Clitennestra e contro Egisto per vendicare l'uccisione del padre Agamennone. Oreste in questo caso potrebbe essere considerato il rappresentante di una tragedia psicotica . Infatti egli si sente l'esecutore materiale di questi omicidi, più che l'ideatore e si sente intrappolato in una rete che passando attraverso la madre e il suo amante, e il dio Apollo che aveva ordinato la vendetta e le Furie, arriva fino allo stesso Agamennone che da vittima della moglie si rivela essere stato nel passato il suo primo persecutore. Infatti in una delle tante versioni del mito aveva sposato con violenza Clitennestra dopo averle trafitto con la spada il primo marito Tantalo e un figlioletto che stava nutrendo al seno.
Tragedia questa raccapricciante, ma non lontana in certe sue caratteristiche da certe storie di famiglie di psicotici ove si ripresentano storie di omicidi, di uccisioni di bimbi, o di abbandoni, o di scambio di persone.
Per comprendere questi fenomeni dobbiamo risalire ad alcune distinzioni note.
Sappiamo che la nostra mente può essere equipaggiata per far fronte al dolore mentale tramite il pensiero, la rimozione, la proiezione o la negazione, ma che vi sono altresì altri meccanismi più primitivi quali la scissione, il diniego o l'identificazione proiettiva massiccia ed evacuativa. Possiamo però chiederci se la trasmissione transgenerazionale non utilizza altri meccanismi, in parte ancora sconosciuti. “Vi sono altri metodi alquanto potenti e riscontrabili nelle situazioni più patologiche per liberarsi del dolore come il trasportarlo o traslocarlo in vari oggetti del mondo esterno, in altri fuori di noi o con noi coinvolti” (Meltzer, 1979). Questo meccanismo è una difesa transpersonale che potremmo descrivere come una sorta di induzione nell'altro, ad esempio in uno dei membri della famiglia o della coppia di stati d'animo, sentimenti e fantasie fino a veri e propri comportamenti che sono individuabili soprattutto se osserviamo il contesto e il clima che circonda particolari interazioni. I fenomeni ancora sconosciuti dalla Folie à deux sono forse maggiormente esplicativi di questo discorso. La Folie à deux è una sindrome clinica non comune caratterizzata da sintomi psicotici, principalmente da deliri condivisi da due o più persone che hanno una relazione vicina ed intima. Molta della letteratura è stata influenzata da Lasègue e Falret le cui teorie originali formularono una presenza di valori della società di certi gruppi, quali i poveri, le donne e i bambini considerati come sottomessi, ingenui e suggestionabili. La storia della Folie à deux è parte di ogni studio che si è occupato, anche recentemente, del fenomeno. Una traccia della storia compare già nella tesi di Régis, riaggiornata sino all'articolo di De Montyel del 1881. Da questa data la storia della Folie à deux verrà riproposta, in ogni studio, nella triplice accezione: della scoperta, con Lasègue e Falret; dell'opposizione, con Régis; della mediazione, con De Montyel. La letteratura psichiatrica, cominciando con Lasègue e Falret, si è sempre concentrata sulla qualità della relazione dei due individui affetti, il primario (paziente psicotico "vero") e la sua o il suo indotto. Nel 1949 Gralnick descrive quattro sottotipi di Folie à deux. Nella folie imposée , che è la più comune, i sintomi di un individuo attivo e dominante sono adottati da un altro soggetto sottomesso e suggestionabile. Nella folie simultanée, due pazienti intimi, predisposti a psicosi, sviluppano sintomi nello stesso momento e nessuna parte sembra dominante. Nella folie communiquée, due pazienti predisposti sviluppano una psicosi con un intervallo di tempo. Nell'ultimo tipo, folie induite, due pazienti con una preesistente psicosi adottano parte dei sintomi deliranti dell'altro, per arricchire ognuno i deliri dell'altro. Anche se la Folie à deux è diagnosticata da più di 100 anni, rimane un'entità elusiva, difficile da definire ed in alcuni casi inopportunamente definita. Il disaccordo sulle sue caratteristiche chiave è evidente nella letteratura ed alcuni ricercatori hanno messo in dubbio anche la sua validità diagnostica. Inoltre, anche se sono stati avanzati molti chiarimenti sulla patogenesi, nessuno di questi sembra spiegare tutti gli aspetti della sindrome; le discussioni sono afflitte dalla difficoltà di stimare l'importanza etiologica relativa al contributo genetico ed all'ambiente. Nella maggioranza dei casi riportati dalla letteratura, i soggetti coinvolti nella Folie à deux sono membri della stessa famiglia e c'è generalmente una relazione dominante-
La persistenza di tali aspetti nel corso del tempo si può manifestare in vario modo nella famiglia. Questi deficit della simbolizzazione inconscia che si manifestano come un materiale indigesto, non elaborato dal genitore o dalla coppia parentale (Bonaminio-